sabato 12 novembre 2011

Occhi belli


Lei era in giardino, seduta a chiedersi che nome dare al mondo.
Accanto a lei un posto vuoto;  la primavera però, stava arrivando.
Incredibile quanto si sottovaluti la bellezza dell’attesa.
Lei era dei jeans e una maglietta: troppo semplice per sembrare bella.
Lei aveva il dolore negli occhi.
Che c’è occhi belli, hai deciso di non credere più nell’amore?
Non esistono occhi belli senza sofferenza, non esistono parole che emozionino che non racchiudano dolore.
Lei era così presa a rinforzare la corazza che non si era accorta di quanto fosse forte.
Lei era neve bianca.
Lei che il dolore l’aveva sporcata come neve sulla carreggiata.
Quando la neve si macchia perde la magia: dove è finita la magia del vivere occhi belli?
Lei e il peso di quelle poche lacrime che la facevano vergognare.
Lei che arrossiva se la fissavi per un po’.
Lei, mangiava ciliegie fuori stagione.
Lei, apriva il pane caldo mentre stava ancora in fila alla cassa.
Lei, mangiava solo l’uvetta, riducendo il panettone a un campo di guerra.
Lei, era il sorriso che non riuscivi a toglierti. Nel suo sorriso ci trovavi gli ingredienti per la felicità.
Lei era uno sguardo fuori controllo.
Lei era pugni, morsi, lotta silenziosa in una strada di periferia.
Aggrapparsi alle lacrime non spese era troppo comodo,
chiudere gli occhi e ripetersi che tanto lei era granito. Impossibile da scalfire
Lei era quella notte di addio.
Lei era le tue lacrime abbandonate su un cuscino.
Lei era l’affanno di un respiro irregolare.
Lei vomitava parole affannose nel silenzio degli addii sussurrati.
Lei ti portava per mano nel labirinto della sua anima per poi chiederti di uscirne.
Lei era 25 ciliegie sul percorso di una vita.
Ti porto in un posto speciale occhi belli, seguimi senza fare domande. Vieni con me e per un giorno soltanto non avere paura di essere così bella.

giovedì 10 novembre 2011

Novembre


Novembre è così difficile che pare una passeggiata. Devi solo tirare dritto e dimenticarti delle ciliegie. Piove così tanto che nemmeno senti il bisogno di non soffrire: il silenzio non fa paura se è coperto da lacrime di pioggia acida che bagnano l’asfalto.
A novembre piove anche quando non piove.
Dimenticarsi di quelle ciliegie non è così facile; soprattutto ora, alla vigilia di quegli anniversari il cui bussare bombarda nelle orecchie ancora prima che arrivino all’ingresso della via.
Gedeone si mette davanti alla porta ma un piccolo coniglio dal cuore grande non basta per non farli entrare. Quei ricordi grandi come macigni, quei giorni lunghi come settimane, quelle settimane che diventano mesi, quei mesi che si confondono in quegli anni tutti uguali.
Una principessa sta in cima a una torre senza inizio né fine anche dopo essere scesa perché la sua casa sta nel battere frenetico di una tastiera e il suo camino ha il colore dell’inchiostro di una bic senza cappuccio.
La signorina 25 ciliegie si domanda come il tempo passi in fretta, come il tempo sembra non passare mai. Nessun controsenso, a pensarci bene, solo le due facce di una medaglia senza vincitori. Sembra che nulla sia cambiato, sembra che tutto lo sia, sotto un sole inesistente in un novembre che di giorni non ne ha altro che 28.

martedì 8 novembre 2011

Il Pachiderma


Signorina 25 ciliegie: “fai giudizio”, come il dente che ti han tolto.
“Signorina lo dobbiamo levare, sta crescendo storto e le rovinerebbe tutti i denti” . Leviamolo.
Bene, non ha rovinato il tuo sorriso, però ecco, lo so che fa male, dopo che l’hai tolto dico.
Ma poi passa, come l’uva; e niente è meglio del profumo dell’uvetta al forno.
Jacqueline uvetta lascia post sul frigo, perde chiavi, giacche, portafogli, legge libri, dimentica torti e si lega al dito ricordi di emozioni.
Signorina 25 ciliegie, fai a modo, quel modo tutto tuo:
arancione come la zucca
nero come l’inchiostro
bianco come quelle rose.
La signorina 25 ciliegie dovrebbe imparare ad odiare ma non ne è capace, dovrebbe respirare con lentezza; lasciare cadere fiori su lastre di cemento, smettere di avere paura di soffrire ancora.
La signorina 25 ciliegie ha un ex fidanzato parecchio scomodo; di quelli che tutto poi diventa molto più difficile del previsto.
Questo ex fidanzato è molto ingombrante:  per intenderci, è come quando cerchi di far stare un elefante in un monolocale. Ebbene sì, il suo ex fidanzato era il tipico esemplare di pachiderma.
La signorina 25 ciliegie ne parla poco (di lui) perché quando lo fa, Gedeone si imbestialisce e gli viene il mal di stomaco e pure la gastrite e, si sa, i conigli maschi quando non stanno bene diventano  delle lagne e insomma poi le cose vanno a complicarsi.
La signorina 25 ciliegie se ne stava sull’amaca in giardino, ferma a riflettere su quanto fosse solo il suo ex fidanzato ad essere un cretino o, se la cosa potesse allargarsi a tutta la categoria.
Probabilmente sì, quell’ex davanti è in grado di dare alle cose il loro vero nome. L’ex fidanzato della signorina 25 ciliegie era proprio un deficiente. Se ne stava lì seduto sul divano con un bicchiere di latte e un toast al formaggio, sbiascicando parole senza senso, numeri senza radice, partizioni musicali prive di pause. Non si va da nessuna parte senza silenzi. La signorina 25 ciliegie aveva imparato negli anni a gestire silenzi, ad appropriarsene fino a perdersi dentro. Una volta entrata in quei silenzi ci costruiva origami e poi, li soffiava via dall’alto di quel terrazzo.
Il suo ex fidanzato abitava all’undicesimo piano di un palazzo e avrebbe tanto voluto abitare al pianterreno.
Ecco, questo era la palese dimostrazione di quanto fosse idiota.
A lei piaceva così tanto quel terrazzo: era un’oasi di pace che lui disdegnava, lui vi era estraneo come lo era a lei e alla danza di quegli origami.
E poi c’era il problema di Gedeone:  il Pachiderma non voleva animali per casa, men che meno quello “stupido coniglio”. Un giorno Gedeone l’aveva azzannato e, da quella volta, il Pachiderma gli aveva negato ogni possibilità di accesso al suo appartamento.
 “Ben fatto Gedeone”, pensò la signorina 25 ciliegie sull’amaca, ripensando all’episodio del morso.
Il Pachiderma, così grande e grosso, aveva paura dei topolini più piccoli e si lamentava continuamente di quel fastidioso (a detta sua) dondolio sul filo della ragnatela. Altro che divertirsi, altro che chiamare altri elefanti.
Il pachiderma ogni tanto si ripresentava a caso dalla Signorina 25 ciliegie e apriva il frigo alla ricerca di ketchup e maionese. A distanza di anni non riusciva a ricordare che non era cibo da 25 ciliegie. Eppure lei non riusciva a mandarlo via, dai suoi pensieri, dalla sua vita, dal suo divano.
Ora però, dopo aver realizzato che si trattava di un essere diversamente intelligente aveva sicuramente migliorato le cose.




domenica 6 novembre 2011

Domeniche d'autunno


“Gedeone accendi il camino”.

La signorina 25 ciliegie ha un camino, un coniglio e una manciata di castagne da fare al fuoco. L’autunno è rassicurante quasi quanto il pranzo di Natale, anche se ci sono caldarroste più saporite di alcuni Natali, ci sono ricordi che vanno lasciati in cantina sperando non sbuchino da dietro i barattoli di conserva. Ci sono sorrisi che non puoi dimenticare e altri che vorresti tanto abbandonare come randagi sul ciglio di una strada.

“Come cavolo faccio a sbucciare le castagne con le zampe?“ 
Gedeone è decisamente  un coniglio fannullone ma le vuole così bene che del resto le importa poco.
Le domeniche d’autunno la signorina 25 ciliegie prepara il thè e arrostisce castagne, mentre sceglie il film da guardare in un plaid dove c’è spazio solo per un coniglio dalle orecchie cadenti.
La signorina 25 ciliegie non ti abbraccia, non lo fa di frequente. Le ciliegie se ne vanno a quel paese se le stringi troppo forte e, quel paese, non è per tutti. 
Eppure a volte la vorresti solo salvare da tutto quel dolore e un abbraccio rimane lì fermo in gola, annodato come le pastiglie prese senza acqua.
A novembre negli anni troppi abbracci si sono sprecati, troppe ferite bruciano ancora e la pelle non va toccata vero signorina? Novembre le fa paura come un brutto sogno che si ripete ogni notte: sempre uguale, sempre senza lieto fine.
La signorina 25 ciliegie sceglie storie a lieto fine per lei e Gedeone; lui non lo ammetterà mai ma è un inguaribile romantico. A loro piace guardare film senza drammi, che si accompagnino dolcemente alle castagne ancora calde.
Le domeniche d’autunno sanno di lana a maglie larghe, di biscotti appena sfornati per gli amici che arrivano per il thè; le domeniche d’autunno non sono tristi ma tinteggiate di malinconia.
La malinconia ha la consistenza dei capelli appena asciugati, la morbidezza di quel maglione di cashmere dell’infanzia, il profumo della stecca di vaniglia dentro il latte, la malinconia è il suono della legna che scoppietta dentro il camino. L’autunno arriva quando la superficialità dell’estate ci ha ormai assuefatto. L’autunno è quella ragazza coi capelli rossi, le lentiggini e le calze spesse che arriva con gioia dopo un’estate di bionde in canottiera, shorts e stivali.
Questa domenica d’autunno è un pensiero che vola lontano, un respiro lungo in questo novembre senza fiato.

venerdì 4 novembre 2011

Dal diario della sig.na 25ciliegie



Doveva semplicemente scegliere la modalità più adatta. La scelta non era di certo una passeggiata però, comportava l'analisi accurata di svariati aspetti.
Che poi -pensava- non puoi chiedere consiglio a chi ti sta intorno. No, proprio no.
Troppi stimoli, troppe situazioni ripetute o già viste, troppi strumenti e mezzi già utilizzati. Insomma, troppo.
Forse, semplicemente, non si deve stare a pensarci così tanto.
Del resto, pensar troppo risulta controproducente. E dico in generale nella vita, non solo in quel particolare frangente.
E l'orario?
La mattina no. C'è troppa luce. Dire addio a quella luce non sarebbe stato di certo facile.
La sera? Alle 22 senti i rintocchi. La sera ci si sente più soli. A che pro amplificare quella sensazione di solitudine?
Bere un caffè è cosa buona e giusta.
Adesso posso ordinare un Negroni -si disse- decisamente sì.
E farlo da sbronzi?
Dicono che l'alcool renda più sinceri; dicono che con l'alcool le sensazioni si amplifichino fino a distorcere la realtà. Che poi la realtà, che cazzo è?
Non so; che la vita sia un casino è una banale verità. Fa parte di quelle cose ovvie, come la quantità di acqua che ci va nella macchinetta del caffè. Uno lo sa e basta.
Diffido di chi non beve caffè.
Chissà che modalità avrei scelto se fossi stata una persona che non beve caffè. Se lo domandò per un'oretta buona.
Credette fosse ora.
Alla buon'ora.
E' solo un modo come un altro per dire addio.


giovedì 3 novembre 2011

Gedeone


- Gedeone?
- Che c’è?

Gedeone è il mio coniglio. È un genio.
- Gedeone possiamo parlare del dolore?
Gedeone si prende cura della borsa dei miei ricordi; vorrebbe aggiungerne di suoi ma, si trattiene.
- Lasciami sbirciare dai Gedeone!
- No
Dannato coniglio testardo.
Non è bianco, come quello di Alice. Alice abita qui a fianco e Gedeone  odia lei e il suo coniglio bianco. Non capisce cosa se ne faccia di un orologio. Poi, almeno così dice il buon vecchio Gedeone, il Bianconiglio, è un idiota patentato, uno di quelli che non va a votare perché “tanto a me della politica non frega niente”. Quando affronto l'argomento con Gedeone, arriviamo sempre alla conclusione che beh, non ci si può aspettar troppo da chi beve vodka redbull.
E che dire di Alice? Bah, Alice è sempre persa nel suo mondo delle meraviglie. Non capisco se ci è o ci fa.
Comunque, deve esserle successo qualcosa perché negli anni è diventata astemia. Ecco sì, forse ho detto tutto.
Ogni tanto quella sola del Cappellaio Matto passa a trovare i nostri vicini per il tè e lì, devo ammettere che si va avanti fino a mattina. Il Cappellaio Matto ha sempre dell’ottimo fumo, credo che dalle sue parti sia un po’ come in Olanda: ci tengono che le cose siano di qualità.
Le cose vanno peggiorando solo se Gedeone si impunta e decide di giocare a Risiko. Bianconiglio, dopo anni, ancora fatica a capire le regole, Alice è pacifista quindi figurati e io, beh io non sopporto che il mio coniglio si ostini a togliere la carta dei 18 territori perché se no il tutto, dal suo punto di vista, diventa troppo facile.Capita che mi addormenti insieme ad Alice (armata di buoni propositi) e quindi la partita diventa una sfida all’ultimo sangue tra Gedeone e il Cappellaio Matto. Il giorno dopo, causa spliff allucinogeni e birrette varie, nessuno si ricorda nulla e i 2 sfidanti dell’ultim’ora passano ore a declamarsi sicuri vincitori.
Dai Gedeone lasciami aprire il baule!!
- No, no e poi no.
Gedeone non sopporta la mia attrazione per il dolore.




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martedì 1 novembre 2011

Dal diario della Sig.na 25ciliegie


Lui un giorno chiese a Lei a cosa stesse pensando;
ma i pensieri sono tanti e le parole troppo poche.
Lei quel giorno disse: "a niente", perchè i sentimenti fan più paura delle omissioni.
Lei un giorno chiese a Lui a cosa stesse pensando;
ma nella vita ti insegnano a vestirti, non a spogliarti.
Lui quel giorno disse "a niente", perchè le emozioni son pacchetti regalo che è meglio non scartare.
Lei un giorno uscì di casa:
sul tavolo un biglietto.
Lui quel giorno tornò a casa:
solo una parola sul biglietto.
Lei piangeva mentre scriveva; la bic scoppiò e quel nero di seppia le macchiò le mani.
Lui piangeva mentre leggeva; il cuore scoppiò e il rosso inchiostro gli colorò le mani.
Lei lo amava, per questo gli scrisse addio.
Lui la amava, per questo si disse addio.
Lei vestiva di nero al suo funerale. Non aveva ancora smesso di piangere.
Lui era cenere nuda, un pacchetto ormai scartato, quel silenzio rumoroso che riempie vuoti di omissioni.
Lui, non piangeva più.

Pensavo che i Geese fossero sopravvalutati ma li sto ascoltando in loop

Forse avevi solo bisogno di scrivere Sig.na 25 ciliegie? Di uscire con la pioggia e camminare fino a stancare così tanto i pensieri da rende...